«L’innesco che stravolge il destino di una legislatura, spingendo un’intera classe politica all’ultima fermata prima del capolinea e il governo guidato da Mario Draghi a rassegnare le dimissioni, lo aziona l’intervista di un sociologo a un programma satirico alla radio». Chi ha scelto la quarta di copertina del libro U lt ima Fermata , edito da Solferino, e scritto dalla firma delCorriere della Sera , Tommaso Labate, ha avuto fiuto. Perché questa frase non spiega bene solo il libro, ma è un epitaffio buffo sulla nostra attuale parabola politica. Ultima fermata è il racconto degli ultimi vorticosi mesi della politica italiana dall’elezione del Capo dello Stato alla crisi che ha mandato gambe all’aria il governo, un racconto che permette di riannodare i fili di quanto successo ricordando errori, responsabilità e meriti. Per chi non ricordasse, il sociologo è il professor Domenico De Masi da anni vicino ai Cinque Stelle, una specie di ideologo del Movimento e la trasmissione è la divertentissima «Un giorno da pecora». Ma cosa dice De Masi? «Draghi chiama Grillo per parlargli male di Giuseppe Conte». La notizia cade nel vuoto ma viene poi ripresa da alcuni quotidiani e inizia quella fibrillazione che porterà alla crisi .
Draghi in quei giorni è al vertice Nato di Madrid ed è costretto a tornare a Roma, la foto che lo ritrae al Prado al telefono a parlare di politica interna, per dirla con un eufemismo, mentre gli altri leader sono insieme a parlare, presumibilmente, di politica estera, è un’altra immagine simbolo dell’incredibile angolo dove siamo finiti. Arriva la smentita di Draghi ma ormai il treno della crisi viaggia impazzito e la fibrillazione non rientra più. E così si giunge dove sappiamo tutti, con i Cinque Stelle che aprono di fatto la fuga e Salvini e Berlusconi che la portano a termine. Naturalmente la partita che si consuma il 21 luglio del 2022 con i partiti che si liberano dell’italiano più conosciuto e stimato nel mondo è solo la naturale conclusione della battaglia dei veti incrociati che si era consumata per l’elezione del presidente della Repubblica ad inizio anno . Ultima fermata è una lettura utile e appassionante sia per chi ama la politica e sia per chi nei prossimi giorni volesse farsi un’idea più precisa di come si è arrivati al voto anticipato e alla campagna elettorale sotto l’ombrellone. L’autore, che ha seguito da dentro i passaggi cruciali degli ultimi sette mesi della politica italiana, rivela particolari inediti, ci consegna chiavi di lettura ancora non approfondite e soprattutto ci regala una galleria di aneddoti, ricordandoci che la politica è anche esercizio di stile, battute raffinate e che la storia a volte passa per un ascensore preso o non preso e ogni riferimento a Salvini non è puramente casuale.
Il leader della Lega ne cerca uno per scendere dal piano in cui ha appena incontrato Pier Ferdinando Casini (ancora in predicato di diventare Presidente della Repubblica) e arrivare in aula senza dare nell’occhio e soprattutto c’è quello che non prende mai per salire da Giorgia Meloni («Sei in ufficio? Salgo») prima di virare sul bis di Sergio Mattarella all’insaputa della leader di Fratelli d’Italia. A proposito di Salvini, anche le pagine che descrivono il suo suicidio politico sulla candidatura al Colle della presidente del Senato Casellati sono da incorniciare . C’è la scena straordinaria di Vittorio Sgarbi che telefona uno per uno ai parlamentari per convincerli a votare Silvio Berlusconi al Colle e sbaglia numero, c’è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che risponde «grazie, faccio da solo» a chi gli chiede se abbia bisogno di una mano per il trasloco (visto che deve tornare al Quirinale) e Pier Ferdinando Casini che manda vocali chiamando i suoi interlocutori «fratello e sorella» mentre corre a Villa Borghese nei giorni più importanti della sua lunga vita politica. Per chi volesse saperne di più dalla viva voce dell’autore l’appuntamento è per oggi alle 19 nel chiosco della Frida al Parco della Montagnola nella rassegna organizzata da Elastica.
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