Crisi energetica, un piano per evitare il collasso della ripresa in Toscana - CorriereFiorentino.it

2022-10-09 15:25:16 By : Ms. Emily Chen

Siamo abituati a pensare che, aprendo il rubinetto, l’acqua esca sempre, così come quando premiamo il pulsante dell’interruttore elettrico diamo per scontato che la luce si accenda. Facciamo fatica a pensare il contrario perché da oltre mezzo secolo è sempre stato così, come se energia ed acqua fossero inesauribili. In Europa, il 2022 è partito con il timore del buio per migliaia di persone : in Kosovo l’energia è stata razionata e si registrano tagli di forniture agli abitanti con interruzioni di circa due ore; in Spagna, lo scorso dicembre, la notizia di un assalto alle ferramenta per acquistare generatori, bombole di gas e torce luminose nel timore di un blackout ha suscitato per giorni reazioni fra lo stupore e l’ilarità . Immaginare il fermo alla fornitura di energia elettrica in un mondo connesso e abituato a impiegare le tecnologie per tutte le 24 ore del giorno appare un esercizio difficile; l’esplosione dei consumi nel periodo della pandemia — anche a seguito del diffondersi dello smart working — ne è ulteriore testimonianza.

Nel 2003, molti lo ricorderanno, il blackout elettrico che si verificò il 28 settembre fermò l’Italia, interrompendone le linee elettriche e azzerando di fatto tutte le attività basate sull’impiego della forza motrice elettrica , e fu interpretato come un guasto tecnico derivante dalla cattiva gestione di un picco energetico. Quello stesso spettro oggi si ripresenta minaccioso in forma nuova e con implicazioni devastanti per la tenuta del sistema economico-sociale e produttivo: senza energia elettrica non solo tutto si ferma — il comparto dei trasporti, i semafori, i telefoni, internet, i sistemi di pagamento, gli aerei, le metropolitane, gli ascensori, le reti idriche e fognarie, la televisione, la radio, gli elettrodomestici — ma aumenta esponenzialmente la probabilità di incidenti stante il ruolo che le tecnologie rivestono nel governo della società.

L’aumento della domanda di energia è legato, da un lato, al moltiplicarsi delle connessioni digitali e delle applicazioni tecnologiche e, dall’altro, alla scarsa reperibilità della materia prima, complice una difficile situazione geopolitica . L’Europa si è spinta al limite della capacità di produzione e distribuzione dell’elettricità e tanto più vi si avvicina, tanto più aumenta e aumenterà la probabilità di una crisi con evidenti ripercussioni sul costo dell’energia. La concausa e il combinarsi di più fattori potrebbero davvero scatenare nuovamente un blackout, complici l’eccesso di domanda rispetto alla produzione di energia, una o più eventuali interruzioni di linea del sistema di distribuzione, la criticità sul fronte delle scorte, l’aumento dei prezzi dei combustibili e l’obsolescenza degli impianti industriali e delle infrastrutture di rete.

Per comprendere che cosa rischiamo in caso di blackout, si consideri che il tempo stimato per rimettere in piedi l’intero sistema viene compreso entro le due settimane : il sistema al quale facciamo riferimento non si limita alla sola Europa, la cosiddetta «area sincrona continentale», bensì è la più grande rete elettrica al mondo con circa 400 milioni di utenti in oltre venticinque Paesi che comprendono: Albania, Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, con propaggini in Ucraina e Ungheria e nell’area dei Paesi del Maghreb. Nello scenario considerato le scelte di approvvigionamento e le politiche energetiche del nostro Paese hanno prodotto una situazione ben nota e senza energie rinnovabili — citando il Ministro Roberto Cingolani — possiamo dire addio al benessere e al comfort per come lo conosciamo.

Occorre una strategia energetica nel breve periodo, orientata al 2030, e una di lungo periodo, verso il 2050, nella quale declinare le azioni e dare esecutività alle idee : certo, la costruzione di nuove centrali, gli interventi sugli elettrodotti e la modifica dell’architettura del sistema energetico, di natura sia fisica degli impianti, sia gestionale avvalendosi delle migliori tecniche dell’intelligenza artificiale, paiono soluzioni concrete per la copertura della domanda di base, ma i tempi sono lunghi. Si può immaginare, invece, la costruzione — anche con sostegno pubblico — di impianti di più piccola dimensione, nell’ordine della decina di MW, alimentati in parte da motori endotermici di nuova generazione e in parte da fonti rinnovabili. Tali dispositivi potrebbero essere distribuiti sul territorio con una gestione a cura di operatori locali, da avviare in tempi molto brevi. La considerazione è radicata nella convinzione che occorra far presto. La riduzione dei consumi, quale contributo alla soluzione, è una suggestione interessante che imporrebbe però lo sviluppo e la diffusione di una vera cultura energetica, rischiando altrimenti di mettere a rischio la salute dell’economia e della società. In questo quadro, la tecnologia è da una parte la causa del problema, dall’altra ne può essere davvero la soluzione, ma serve tempo per rendere la rete più resiliente e soprattutto il prezzo meno volatile.

La Toscana è una regione ad alta diffusione manifatturiera e l’industria è energivora: gli impianti delle aziende di produzione sono concepiti con piani di ammortamento non ancora del tutto allineati ai temi della sostenibilità ambientale che, per inciso, è anche energetica; le filiere produttive sono in forte difficoltà e l’assenza di una prospettiva a costi energetici più contenuti rischia di tradursi in uno tsunami dalla forza devastante perché incide sulla competitività. Siamo certi che la costruzione di una mappa di assorbimento energetico industriale da parte della Regione aiuterebbe a governare più consapevolmente il rischio energetico consentendo l’adozione di misure volte alla difesa e alla protezione del valore economico-sociale che la Toscana produce. La situazione è seria, il prezzo dell’energia in linea di tendenza crescerà e non potrà essere sostenuto a lungo da parte del Governo. La fragilità di una ripresa economica che rischia il collasso energetico evidenzia la delicatezza e la rilevanza della questione palesando un vero e proprio ossimoro a livello nazionale che ben si adatta anche alla Toscana: il collasso della ripresa.

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