Toni Ricciardi, storico delle migrazioni eletto in Europa con il Pd, torna a via Tagliamento da deputato in pectore: «Una sola angoscia, quella di non riuscire a incidere nel sistema. Ma l’impegno sarà massimo, anche per l’Irpinia. C’è chi ha preso l’ascensore io ho fatto tante scale, da una contrada di Castelfranci a Montecitorio. La costanza premia. Iscriviamo le nostre difficoltà in una cornice nazionale o non cambierà nulla»
9 ore fa di Marco Monetta
«Conosco ogni centimetro quadrato di questa sede. E tornarci da deputato è per me un grande orgoglio. La dimostrazione che l’ostinazione e la costanza pagano. Per me però non cambia nulla, resto quello di sempre. Il mio impegno si concretizza all’estero ma farò tutto il possibile per rappresentare al meglio le istanze di questo territorio». Si presenta così il quarantenne Toni Ricciardi a via Tagliamento, storico delle migrazioni all’università di Ginevra eletto alla Camera dei deputati con il Partito democratico oltralpe, nella ripartizione Europa, già membro della Direzione nazionale e provinciale. 22.969 preferenze raccolte con il proporzionale puro. Quaranta iniziative in 20 giorni, girando per 10 nazioni. «Non è stato semplice, ma non ci fermiamo, anzi», spiega.
Ricciardi fa il punto con stampa e dirigenti Dem, affiancato dal segretario Nello Pizza e dalla coordinatrice Enza Ambrosone. «Quella di Toni è una elezione importante, rivendica Ambrosone. Eravamo su posizioni opposte, con confronti anche aspri, ma senza mai scadere nell’esasperazione che troppo spesso caratterizza il partito». «Ci abbiamo creduto fin dall’inizio - sottolinea Pizza -, nonostante giocassimo “fuori casa” abbiamo sempre fatto il tifo per lui. E siamo certi che a Roma parlerà anche a nome nostro. L’intervento in Direzione nazionale di giovedì è lì a dimostrarlo».
Oggi Enrico Letta ha sottolineato lo straordinario risultato che la comunità delle democratiche e dei democratici ha raggiunto all'estero. Un grazie particolare va a Luciano Vecchi Lia Quartapelle e a tutto il Pd nel Mondo. Se vi va questo il mio intervento in direzione nazionale
Pubblicato da Toni Ricciardi su Giovedì 6 ottobre 2022
È proprio da lì che riparte Ricciardi, ringraziando la dirigenza locale, dall’incontro fiume di 10 ore che ha visto i democratici a raccolta al Nazareno per ascoltare la relazione del segretario Letta che apre la strada al percorso congressuale. «L’ho seguita tutta da casa», dice Ambrosone, «sei masochista», scherza Ricciardi. Il nuovo segretario ad ogni modo non arriverà prima di febbraio. Quel che rimane è il dato politico, la cui lettura non convince Ricciardi: «Ho avuto l’onore e la fortuna di parlare subito dopo Letta. Lì ho detto che con tutte le nostre colpe la gente continua a scegliere il simbolo del Pd per la qualità dei candidati e perché vi si riconosce. Non è possibile che un partito che dimezza i propri voti perdendo 6 milioni di elettori come il Movimento 5 stelle passi per vincitore, e noi che non vinciamo ma che sostanzialmente teniamo in tutta Italia passiamo per finiti. Anche basta con l’autoflagellazione, dobbiamo imparare ad amare la casa che viviamo».
Casa che Ricciardi ha contribuito a costruire, da giovane studente all’Orientale di Napoli, poi consigliere comunale d’opposizione a Castelfranci, nelle giovanili della Margherita poi responsabile comunicazione del partito nel 2009. Un percorso lungo che lo storico rivendica così: «Sono contento di vedere anche l’ex segretario Di Guglielmo qui - tra gli altri il senatore De Luca, il vice Vittorio Ciarcia, Franco Iovino, Lello De Stefano - che con quella segreteria ha espresso ben tre parlamentari, Paris e Famiglietti, e adesso io. Una stagione che vorrà dire pur qualcosa. Trovo due modi per far politica, spiega, o si prende l’ascensore e si sale velocemente, o si fanno le scale e ci si mette più tempo. Così ho fatto io, e non dimentico nulla di questo percorso. È quello che intendo portare in Parlamento, provando a cambiare anche solo di una virgola la vita delle persone. Altrimenti la nostra funzione non esiste».
Poi i temi, dal Reddito di cittadinanza alle aree interne: «Abbiamo smarrito un’agenda sociale, verissimo. Ma molti miei amici d’infanzia stanno sopravvivendo con una misura che in Europa è acquisita da decenni e su cui nessuno si strappa i capelli». Il tele-lavoro, ricorda, esiste da venti anni, ma ce ne siamo ricordati solo con il Covid. Senza normative ad hoc.
«Analizzo i flussi migratori da anni, e lo spopolamento che impoverisce questa terra accade con le stesse dinamiche in molte altre parti d’Europa ai margini. O inseriamo le nostre difficoltà in una cornice globale, o non ne usciamo. Gli uffici tecnici dei nostri paesi non possono affrontare il Pnrr così come sono. Ipotizzare una cabina di regia che recuperi l’esperienza del primo decennio della Cassa del Mezzogiorno per me non è un errore».
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